di Paola Bergamo
15 Novembre 2022
Scriveva Tucidide che “La forza dello stato non è nelle fortificazioni né sulle navi ma nei suoi uomini”. Niente garantisce la pace, né le armi né il disarmo, perché la pace, l’armonia tra le genti, nasce dallo spirito degli uomini. La coscienza degli uomini è progredita ma è la giustizia tra le genti che impedisce all’interno le rivoluzioni quanto all’esterno le guerre.
Il 14 novembre scorso sulle pagine di questo stesso giornale il Direttore Silvano Danesi è comparso con un articolo dall’interessante titolo “L’Europa è un mezzo, non un fine e quella liricamente evocata è un’illusione”. Danesi richiama tutti ad un bagno di realtà sottolineando che la Ue, quella di Mastricht, poco o nulla ha in comune con quello che volevano i padri fondatori. E se il Presidente Mattarella, continua Danesi, parla di “interesse europeo dei cittadini europei in quanto tali che ormai trascende, fonda e accorpa gli interessi nazionali per cui si rende necessario il superamento del voto all’unanimità” sancito a Lisbona, viceversa Danesi sostiene che togliere il veto significherebbe ridare forza a blocchi di potere che sempre più si stanno scomponendo e ricomponendo.
Colgo l’angolo prospettico dell’osservazione di Danesi. Convengo che l’Unione Europea non è l’Europa Unita. Infatti all’inizio di quest’anno ho scritto con Angelo Giubileo “I sentieri interrotti dell’Europa sulla via tracciata da Mario Bergamo” edito da Futura Libri che tra l’altro contiene anche l’Appello Franco Italiano, di cui Dominique Intini e Isabelle Rome, oggi ministro delle Pari Opportunità di Francia hanno promosso in Francia ed io ho promosso in Italia. Numerose personalità e intellettuali vi hanno aderito allo scopo di rinvigorire lo spirito europeo ed il senso di appartenenza all’Europa, nostra comunità di destino, senza che questo possa svilire o diminuire le proprie identità ed il rapporto con la terra natia. Appello pubblicato in contemporanea ed in esclusiva sul Nuovo Giornale Nazionale per parte italiana e per parte francese sul JJD.
Mio Padre, Giorgio Mario, aveva soli 4 anni quando fu catapultato nel 1926 in terra straniera, terra di Francia, terra del loro esilio, anche lui come il Padre e mia Nonna vittime della Dittatura Fascista. La Terra di Francia divenne amica e mi raccontava sempre che aveva imparato ad amarne anche i difetti, perché in amore accade proprio così: è facile andare d’accordo quando tutto va bene. Ecco, le genti che costituiscono il popolo d’Europa dovrebbero imparare ad accettare difetti e virtù reciproche piuttosto che voler incaponirsi a cambiare gli uni o gli altri. Terra, quella di Francia, nella quale anch’io mi sono sentita sempre di casa pur orgogliosa della mia europea italianità veneta. Mio Padre, mi raccontava che da bambino, sulle spiagge di Mimizan, nella costa Landes, costruiva degli aeroplanini di legno. Li dipingeva con i colori a olio e vi imprimeva la sigla S.U.E con i colori rosso, verde e bianco. Con i suoi capolavori volanti raggiungeva gli amici e uno di loro, garbatamente, gli chiese il significato della sigla e mio Padre rispose – Stati Uniti d’Europa! – e l’amico lo rimbrottò -ma si scrive E.U.E! e mio Padre fieramente, -Sì ma nella mia lingua Etat si dice Stato! –
Rendendosi così conto di aver pensato all’unità europea ma non da francese, né da apolide ma da Italiano, vero Italiano. Il dramma dell’esilio…
Tornando a Danesi e all’Europa come un mezzo, c’è che da quasi 60 anni echeggiano in me i racconti e gli scritti di mio Padre almeno quanto tuonano, profetiche, le parole e le idee del Nonno, specie nel suo “La France et l’Italie Sous le Signe du Latran ou la Rèpublique fédérale franco-italienne sous le signe du laicisme intégral” del 1931 a proposito dell’ “Unione Perfetta” in cui afferma che invece “ L’unione non è un mezzo ma un fine; una fine più che un inizio”! Certo Mario Bergamo si riferiva, appunto, agli Stati Uniti d’Europa che avrebbero potuto trarre vita da un “irresistibile” primigenio polo di attrazione , quello composto da Italia e Francia, federate repubblicanamente.
Non credo gli sarebbe piaciuta l’attuale Ue che sa più di “escamotage” e di “bricolage”. Però la Ue, rallentato pachiderma, è pur sempre qualcosa, un tentativo, migliorabile, trasformabile, superabile.
Repubblicano, Mazziniano, il Nonno, che la vedeva lunga, avvisava che “ il concetto d’Unione rischiava di rimanere una espressione vuota tanto quanto quella repubblicana di Sati Uniti d’Europa perché il rischio è di voler abbracciare tutto e così si finisce per non fare niente…”. Ricordava che in fondo tutte le guerre in Europa sono di fatto guerre civili e che “la questione che si pone in seno alle nazioni europee è una questione politica (che cioè attiene alla questione organizzativa) e una questione sociale, di giustizia sociale (che cioè concerne i rapporti dei popoli tra loro, ogni popolo considerato come una classe sociale).” Allora la domanda sorge immediata: Lotta di classe o collaborazione?
Per gli Stati Uniti d’Europa bisogna servirsi della via “riformista” appunto perché si tratta di tutti gli Stati d’Europa e allora può dirsi Unione Perfetta solo se preveda anche la Russia, che è senza dubbio uno dei più importanti stati d’ Europa. Evidentemente scorrerà tanto tempo prima che questa visione trovi sua realizzazione.
Perciò non l’Europa che è un fine, quanto la Ue può essere considerata un “mezzo”, di fatto una unione imperfetta, che non comprende tutti gli stati europei, nella quale i Paesi aderenti marciano in ordine sparso, quasi che le vecchie frontiere ci fossero ancora, espressione non del sentir di popolo ma degli Stati Nazionali come istituzioni che ebbero la meglio proprio a Lisbona, che sancirono il vincolo dell’unanimità, che pecca di poca democraticità, una unione che sa più di mercato e affari per multinazionali, intrisa di finanza rapace, una Unione incapace di rispondere a tanti problemi, in primis le disuguaglianze acuite, impotente rispetto alla questione migratoria, che è anche questione che attiene alla difesa e tutela dei confini comuni, procrastinando e rimandandone la soluzione in una giostra di rimostranze reciproche che intacca il percorso di coesione e solidarietà. Sicchè in una unione imperfetta “Le lotte interstatali di oggi appaiono lotte intestine. “La Pace internazionale si edifica sulla giustizia internazionale e il problema della pace europea è il problema sociale dell’Europa. E occorre sostituire l’equilibrio dei diritti all’antagonismo delle forze, mentre è precisamente lo squilibrio dei diritti -l’equilibrio attuale- a minacciare lo scatenamento dell’antagonismo delle forze” ( Mario Bergamo) Parole del 1931perfette per la nostra contemporaneità . Ma in fondo i guardaboschi conoscono l’intrico e sanno scorgere il sentiero nel bosco che conduce
verso la radura e chissà che prima o poi sia possibile scorgervi avveniristici aeroplanini con su svettanti tante sigle S.U.E., U.E.U, V.S.E, etc, etc, etc….tante quanto la ricchezza degli idiomi che impreziosiscono la cultura e rendono, il popolo d’Europa, un “unicum” nella Storia dell’Uomo.